“Dai riscontri effettuati, dichiara Agostino Ingenito- cultore del poeta di Recanati, sembra siano evidenti contrastiscientifici sulla reale causa che portò alla morte Giacomo Leopardi, avvenuta ad appena 39 anni, mi auguro che dal riscontro online, possano dipanarsi alcune perplessità rilevate da medici ed esperti”.
La tesi sostenuta dal prof. Cesaro ovviamente smentisce le opinioni di altri illustri studiosi, che durante più di 160 anni si sono dichiarati convinti che a determinare la morte del Leopardi – avvenuta in casa dell’amico Antonio Ranieri – fossero state le conseguenze del colera.
In base all’indagine del prof. Cesaro sarebbe stata, invece, inconsapevolmente la sorella di Antonio, Paolina Ranieri, a provocare quella morte, donando al poeta, il 13 giugno, tre confezioni di confetti di Sulmona. Il Leopardi, accompagnando i dolci con la micidiale miscela di brodo bollente e di limonata ghiacciata, avrebbe causato quella congestione intestinale che lo avrebbe portato alla tomba. Che ne pensi?
Salve,
sono una grande appassionata della lirica leopardiana e ricordo molto che, al liceo dove ho studiato, la professoressa di letteratura italiana ci spiegò che la morte di Giacomo Leopardi era dovuta alla sclerosi multipla. Ci raccontò anche di un episodio che si era verificato in un bar di Napoli (non ricordo quale) dove il poeta si recava spesso, con l’amico Ranieri, a consumare un gelato di cui era ghiotto come per i confetti di Sulmona. Essendo al culmine della malattia Leopardi aveva perso la coordinazione degli arti e, quindi, nel tentativo i mangiare il gelato se l’era spiaccicato sol volto creando l’ilarità di tutti i presenti. Umiliato il poeta non volle più andare in quel bar. Non ricordo altro e, nonostante abbia svolto accurate ricerche, di questo episodio non ho avuto riscontro.
Con cordialità
Lucia Criscuoli
Salve,
sono una grande appassionata della lirica leopardiana e ricordo molto che, al liceo dove ho studiato, la professoressa di letteratura italiana ci spiegò che la morte di Giacomo Leopardi era dovuta alla sclerosi multipla. Ci raccontò anche di un episodio che si era verificato in un bar di Napoli (non ricordo quale) dove il poeta si recava spesso, con l’amico Ranieri, a consumare un gelato di cui era ghiotto come per i confetti di Sulmona. Essendo al culmine della malattia Leopardi aveva perso la coordinazione degli arti e, quindi, nel tentativo i mangiare il gelato se l’era spiaccicato sol volto creando l’ilarità di tutti i presenti. Umiliato il poeta non volle più andare in quel bar. Non ricordo altro e, nonostante abbia svolto accurate ricerche, di questo episodio non ho avuto riscontro.
Con cordialità
Lucia Criscuoli